PUEBLO Muiscas
Il popolo Muisca è un’antica civiltà indigena amerinda che sin dal VI secolo a.C abita l’altopiano cundiboyacense e il sud del dipartimento di Santander, nell’attuale Repubblica di Colombia. La popolazione odierna della Cordigliera Orientale della Colombia è in gran parte il risultato del meticciato tra i Muisca e altri popoli, principalmente spagnoli. Nonostante il 90%-95% dei discendenti della civiltà Chibcha siano meticci di origine europea e nativoamericana, la forza culturale dell’eredità indigena si manifesta e persiste in numerose espressioni culturali, linguistiche, folkloristiche, gastronomiche e spirituali. Le principali città e dintorni del centro andino del paese sono nominate da vocaboli del Muysc cubun, come Bogotá, Tunja, Zipaquirá…
COSMOGONIA
Secondo la mitologia Muisca, all’inizio esisteva solo Bachué, la Madre Abuela originaria di Iguaque, che si stabilì in quello che oggi è Tunja. Bachué gridò, e così apparvero gli dei, la luce, le piante, gli animali e i Muisca. Gli dei riempirono un grande recipiente con semi e pietre, per seminare luci nel cielo. Tuttavia, tutto era fermo e immobile. Gli dei andarono allora a trovare Bachué, e raccontarono il loro dispiacere per l’immobilità dell’universo. Così, la Madre Abuela preparò una bevanda che gli dei bevvero fino a addormentarsi. Di seguito iniziarono a sognare e a vedere visioni, e nei loro sogni tutto si muoveva: gli uccelli cantavano, le cascate rumoreggiavano e gli uomini si dedicavano alle loro occupazioni quotidiane. Quando gli dei si svegliarono, la luce si diffuse nell’universo e tutto cominciò a muoversi, come nei loro sogni.
Bachué è considerata la prima donna, dalla quale discendono tutti gli esseri umani, e rappresenta una forte identità culturale colombiana, immortalata nella famosa scultura di Rómulo Rozo, “Bachué trasformata in serpente” (1925).
I Muiscas sono il popolo che diede passo alla leggenda El Dorado, dove lo Zipa (capo) offriva doni alla dea Guatavita nella laguna sacra.
CONOSCENZE
I popoli agricoli calcolavano il tempo della semina e del raccolto osservando il movimento delle stelle. Nella regione furono costruiti allineamenti e cerchi di colonne e blocchi di pietra che fungevano da osservatori astronomici. Gli orafi fondevano pezzi identici in oro e rame, utilizzando matrici di pietra che permettevano di realizzare modelli in cera in serie.
Migliaia di figure votive erano realizzate in oro, rame, tumbaga, legno, pietra e argilla. È possibile che le loro diverse caratteristiche fossero controllate per ottenere oggetti i cui significati fossero legati all’intento dell’offerta nelle lagune, nelle grotte e nei campi coltivati. Le figure votive formano un mondo in miniatura popolato da uomini, donne, esseri e scene asessuali, oltre a una moltitudine di animali e oggetti di uso quotidiano. La maggior parte delle figure votive sono state offerte in serie. I sacerdoti collocavano i pezzi all’interno di contenitori di ceramica di varie forme: umana, animale, fallica o bohío.
Nei dintorni della regione abitata dai Muiscas è possibile trovare magnifiche pitture e incisioni rupestri, in luoghi che, purtroppo, non sono state finora dichiarate come un patrimonio culturale da proteggere. Infatti, molte di esse subiscono il deperimento e l’intervento dagli abitanti contemporanei.
TESSERE
I Muisca erano abili tessitori di cotone. Uno scrittore spagnolo racconta che, a differenza dei nativi delle terre calde, i Muisca erano sempre vestiti. Le donne si occupavano del filato delle coperte di cotone, mentre gli uomini le tessevano e le dipingevano. Lavoravano il legno e realizzavano piccole figure di osso da appendere a collane o altri ornamenti. Le coperte di cotone dei Muisca erano usate anche per il pagamento dei tributi alle autorità indigene e per il commercio esterno. Le culture andine dominarono tutte le tecniche di tessitura e decorazione, e già nel 3000 a.C. avevano sviluppato tessuti di cotone di straordinaria delicatezza, superiori in molti casi a quelli contemporanei.
Oggi, l’eredità della tessitura Muisca si riflette nell’uso dei telai per creare bellissimi tessuti in lana, cotone o misti. Sono sempre più i giovani designer che si appropriano con orgoglio della propria eredità culturale per creare indumenti pregiati, sia dal punto di vista qualitativo, che come patrimonio culturale.
Oltre ai nomi delle città e dei paesi nei dintorni, nello spagnolo parlato localmente si trovano anche un grande numero di muisquismos, come i nomi di diversi alimenti: cuchuco, chicha, uchuva, curuba o changua.
Fonti: ONIC, muysca.cubun.org.