PUEBLO ETTE ENNAKA
Il popolo Ette Ennaka, abitante ancestrale della regione di Magdalena, era conosciuto in passato come Chimilas, parte della Grande Nazione Chimila. Secondo gli storici, questa nazione si estendeva in diverse regioni dell’attuale Caribe colombiano.
Intorno a 1.614 persone si identificano come appartenenti al popolo Ette Ennaka. Tuttavia, il 37,5% di loro vive al di fuori dei loro insediamenti tradizionali, disperso in altre aree.
La lingua, l’Ette taara (lingua della gente), appartiene alla famiglia linguistica chibcha. Nonostante sia stata repressa in passato, quando gli abitanti indigeni temevano di parlarla in pubblico a causa della violenza contro tutto ciò che rappresentava l’indigeno, oggi si portano avanti programmi di etnoeducazione, e i bambini vengono istruiti anche nella loro lingua madre.
COSMOGONIA
Nella cosmogonia del popolo Ette Ennaka, il Cosmo è composto da diversi strati, che si riducono attraverso cicli distruttivi segnati da cataclismi. In questo modo, a intervalli regolari, parti di ciò che esiste viene distrutto, inaugurando nuove ere della storia. Per il popolo Ette Ennaka, la guerra contro gli spagnoli, che li portò sull'orlo dell'estinzione, rappresenta uno di questi periodi di distruzione, caratterizzato da violenza, disordine e decadenza. I sogni e l'atto stesso di sognare hanno una funzione sociale e culturale fondamentale per il popolo Ette Ennaka. Attraverso la loro conoscenza cosmologica, interpretano e analizzano collettivamente i sogni, e attraverso il ricordare, narrare e interpretare quotidianamente le loro visioni oniriche, trasmettono i loro saperi e mantengono viva la loro cultura.
Per gli Ette Ennaka sognare significa percepire la realtà in modo profondo, in una maniera privilegiata e fondamentale.
Durante il periodo coloniale, secondo la tradizione, l'ultimo Upar (capo/sciamano) degli Ette Ennaka si arrese agli spagnoli dichiarandosi come l'unico sopravvissuto, lasciando gli abitanti del popolo nascosti in una caverna. Dopo questo evento, la popolazione si disperse, ma la cultura rimase viva in ogni persona Ette Ennaka.
TESSERE
Il lavoro per sviluppare la produzione artigianale si concentra sul recupero di tecniche tradizionali, come l’uso del fuso o sulla sperimentazione con tinture naturali, per la produzione dei Biikrasaapi (borse), associate all’immagine femminile. Infatti, la mochila (borsa) Ette Ennaka avrà sempre ben segnato il centro, il punto d’inizio della tessitura, con un notevole ombelico a forma di “pom pom”. Questo è il ventre femminile. Il materiale principale per la creazione degli indumenti è il cotone, in passato ampiamente coltivato nella regione, il quale ha dato il colore caratteristico delle indumentarie, tra il bianco e il beige.
Oggi, il lavoro tessile rappresenta un’opportunità di indipendenza economica per le donne e la comunità.
LAVORO
La produzione economica si basa sull’orticoltura, sulla caccia e sulla pesca, integrate dall’allevamento di animali domestici e uccelli. Tuttavia, la sua partecipazione all’economia regionale è così stretta che parlare della propria orticoltura è difficile. È comune che le popolazioni indigene diventino lavoratori giornalieri nelle grandi proprietà, svolgendo i lavori più pesanti di abbattimento e disboscamento delle foreste, sia per attività agroindustriali che per l’allevamento. Il lavoro agricolo è condiviso tra uomini e donne. I primi sono incaricati di svolgere le attività di abbattimento, incendio, semina e pulizia, mentre le donne sono addette alla raccolta. All’attività agricola si affiancano la pesca, la caccia e la produzione di prodotti artigianali come zaini e amache, ma la principale attività produttiva degli indigeni è il lavoro salariato.
Le loro terre, conosciute dalla conquista come “terre dei Chimilas”, sono state frequentemente colpite dall’espansione delle fattorie di bestiame, dall’estrazione di banane, palma africana e balsamo di tolù, oltre che dalla scoperta di giacimenti petroliferi nella prima metà del XX secolo.
Fonti: ONIC, DANE.